Giulia Marchetti

La “Pasquella” è un tipico canto questuante dell’Epifania e le sue origini sono così antiche che si sono perse le tracce. Si canta in Romagna, nell’Umbria e nelle Marche. Ci sono anche versioni nella regione della Toscana. Erano contadini, armati di strumenti musicali, che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio andavano di casa in casa e chiedevano il permesso di cantare al padrone e intonavano stornelli in dialetto per augurare pace, serenità e salute. In cambio, il padrone, doveva offrire vino e uova. Se non lo faceva, veniva augurato a lui e alla famiglia ogni dispiacere!
Ci sono tante versioni di questo canto. Qui riportiamo quello che cantava nonna Giulia:

L’ANNO NUOVO E LA PASQUELLA

Ringraziamo la padrona
della roba che ci ha gradito
vi faremo sempre onore
Buona Pasqua del Signore.

In questa casa
c’è una sposa
fresca e rossa come una rosa
rilucente come una stella
l’anno nuovo e la Pasquella.

In questa casa
c’è una vecchia
tutti dicono che è molto avara
bello e presto verrà la bara
che la viene a portar via
Anno nuovo Epifania

Siam venuti dall’Oriente
per veder Gesù Bambino
fresco, rosso e ricciolino
Buona Pasqua e Epifania

Spalancate le vostre porte
per vedere la compagnia
per vedere la compagnia
Buona Pasqua e Epifania

Se ci date o non ci date
fate presto e non tardate
che dal ciel casca la brina
e ci fa nì la tremarella
l’Anno novo e la Pasquella

Daje daje ognun si stufa
dacce da beve un goccett
s’è asciuttata la favella
s’è asciuttata la favella
l’Anno Nuovo e la Pasquella

In questa casa c’è una sposa
tutti dicono che è tanto bella
andate giù al pollaio
e prendete una gallinella
l’Anno nuovo e la Pasquella.

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